Wroclaw tra i protagonisti dell’integrazione europea

Cosa succederebbe se il celebre proclama di Kominek fosse pubblicato con un tweet?

  • Il monumento a Bolesław Kominek nelle immediate vicinanze del Most Tumski a Wrocław

  • Le celebri parole della Lettera: "Perdoniamo e chiediamo perdono"

  • Source: 21secolo.it


In un certo senso, l'odierna Wrocław è il risultato dell’azione combinata delle tre “invenzioni” criminali del XX secolo - ovvero il fascismo, il comunismo e la seconda guerra mondiale. Esse la resero una città di trasferimenti forzati, una città dove l’intera popolazione fu trapiantata. Wrocław, città distrutta per l’80 per cento, carica di storia e di bellezza, era una città estranea per i polacchi appena arrivati - giunti volontariamente da varie parti del Paese o sfollati provenienti dagli ex territori della Polonia orientale, ceduti all'Unione Sovietica. Anche se oggi, a 70 anni dalla fine della guerra, può sembrare inverosimile, per la gente dell'epoca il futuro non assumeva minimamente le sembianze della certezza. Al dramma dei quasi sei anni di guerra non posero nemmeno rimedio i successivi 20 anni di stabilizzazione: erano infatti ancora in vita molti tra coloro che avevano già vissuto durante il ventennio interbellico. Siccome erano già stati sfollati una volta, forse sarebbero stati trasferiti di nuovo? Forse i tedeschi sarebbero tornati?

Questo era il clima nel 1965, quando il metropolita di Wrocław Bolesław Kominek scriveva: “Il modo di parlare non può essere nazionalistico, bensì europeo nel senso più profondo della parola. L’Europa è il futuro – i nazionalismi sono cosa del passato.” Come dovettero suonare tali parole in un'epoca in cui la Repubblica Federale Tedesca (RFT) continuava a non riconoscere la frontiera occidentale della Polonia stabilita dalla conferenza di Potsdam (1945) sulla linea Oder-Neisse? Con la RFT, unico successore legale del Terzo Reich, membro della NATO (1955) e della Comunità economica europea (CEE, 1957), la Polonia viveva un conflitto apparentemente inestinguibile. Parte della popolazione tedesca soffriva la perdita, irrevocabile, delle case di proprietà dei propri predecessori e ora occupate dai polacchi, che a loro volta erano stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni. Dal canto loro, i polacchi non avevano cessato di soffrire le conseguenze della guerra di aggressione e sterminio, che la Germania nazista aveva condotto contro il loro popolo, paese e cultura. Insomma, bisognava essere un autentico visionario per riuscire a immaginare, negli anni Sessanta del secolo scorso, l’integrazione della Polonia nel contesto dell’Europa.

Eppure proprio a Wrocław maturò il tentativo di riconciliare due nazioni vicine, ma fino a quel momento reciprocamente ostili. In questa città testimone di così tante ingiustizie inferte a così tante nazioni, Bolesław Kominek, vescovo cattolico ma anche filosofo, pensatore e politico, capì che il tentativo di riscattarle avrebbe portato soltanto ad altre ingiustizie, tese quindi la mano alla riconciliazione, poiché solo in essa intravedeva una soluzione permanente. Le sue idee catturarono l’interesse del primate di Polonia, Stefan Wyszyński. Redatta da Kominek e cofirmata da tutti i vescovi polacchi presenti a Roma nel contesto del Concilio Vaticano II, la Lettera dei vescovi polacchi ai loro fratelli tedeschi in Cristo si conclude con un proclama divenuto storico: “Perdoniamo e chiediamo perdono”. La Lettera fu pubblicata il 18 novembre 1965 e da qual momento incise profondamente sull’opinione pubblica di Polonia e Germania.

La mostra che dal 23 ottobre all’9 dicembre 2015 r. si svolgerà nei Musei Vaticani – e che poi verrà ripresentata anche a Berlino, Bruxelles e Wrocław – racconta proprio questa storia sconosciuta e trascurata dell’integrazione europea. Il suo compito è ricordare quei vecchi tempi e le difficoltà incontrate sulla strada che portò alla riconciliazione polacco-tedesca, all’Europa unita. Con ogni probabilità il celebre proclama di Kominek, se pubblicato come un tweet, in pochi minuti farebbe il giro del mondo e batterebbe i record di popolarità. La storia e l’operato di questo emblematico cardinale di Wrocław permettono di continuare gradualmente la costruzione di una storia europea condivisa, e anzi di darle una nuova dimensione e connotazione. Ecco perchè la mostra sarà itinerante e verrà presentata fuori dai confini polacchi ad un pubblico europeo per il quale la figura di Kominek è del tutto estranea. Se anche non ci si può aspettare che l’esposizione sviluppi in modo esaustivo il tema, la cosa fondamentale è che faccia scattare l’interesse, che spalanchi nuove finestre e che metta gli spettatori nelle condizioni di affacciarsi su mondi finora ignoti.

La mostra fa parte integrante del programma Wrocław Capitale Europea della Cultura per il 2016.

 

MaMu